OLIS di Giorgio Dionisio           

Scuola Professionale di Massaggio e Tecniche Manuali Olistiche

Massaggio Emolinfatico

 

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 Massaggio Emolinfatico Metodo Dionisio - La tecnica - Gli scopi

Durata del corso: 72 ore

 

Sfioramento

Lo sfioramento consiste in una specie di tocco esercitato con la mano distesa o con i polpastrelli delle dita, che accarezzano, per cosi dire, la superficie cutanea in una direzione generalmente centripeta.

Pertanto, se si agisce su un muscolo, si seguirà la direzione delle fibre.

Lo sfioramento rende a poco a poco insensibili i piani superficiali e permette l'ulteriore pratica delle pressioni che sulle prime non avrebbero potuto essere sopportate.

La sua funzione essenziale è quella di sedare il dolore. La mano del massaggiatore percorre più volte la regione, abbandonando il contatto, quando è giunta al termine della sua escursione, per ricominciare il movimento dal punto di partenza.

Lo sfioramento si compie:

con tutta la mano

solo con una parte del palmo

con le dita

Si procederà con movimenti fatti per lunghi tratti, che oltrepassano di gran lunga i limiti della zona colpita dal dolore e che terminano almeno ai confini della regione interessata. In nessun caso arresteremo il movimento della mano che inizierà e terminerà con un contatto insensibile.

Sfregamento (Pressione Pura)

Lo sfregamento comporta numerose modalità. Varia in intensità, dal contatto leggermente appoggiato fino alla pressione forte che deprime tutti i piani. Per effettuarla, la mano assume una forma diversa a seconda che la regione da massaggiare sia più o meno estesa in superficie, più o meno muscolosa, di forma arrotondata, ecc.

Quando si deve compiere lo sfregamento su una regione poco muscolosa, ma ricca di guaine tendinee, dovrà essere eseguito con i polpastrelli dei pollici che, pur comprimendo, possono penetrare agevolmente negli interstizi dei tendini e seguire le scanalature intertendinee.

E' ancora con i polpastrelli dei pollici o delle dita che si massaggerà seguendo il percorso di un nervo; in caso di massaggio applicato ad esempio al trattamento delle nevralgie, si ricorre alla parte inferiore del palmo della mano, quando si interviene su una parte arrotondata e provvista di uno strato muscolare spesso. Si produca allora una specie di movimento a macina che agisce in profondità.

E' il caso dello sfregamento esercitato sul moncone della spalla e la regione deltoidea. La pressione della mano disposta a guscio a semi- anello è utilizzabile sui segmenti dell'arto. La mano, per flessione delle dita, e il pollice in abduzione, è disposta a guscio, la cui concavità si modella sulle prominenze della regione massaggiata.

Lo sfregamento può essere esercitato con tutta la mano disposta ad anello quasi completo o a braccialetto. La faccia palmare del pollice, disposta in opposizione, completa il semi anello della manualità precedente.

Lo sfregamento si esercita con tutte le dita riunite e col palmo della mano ogni volta che si deve agire su una vasta superficie.

Se l'arto da massaggiare è cilindrico, si prenderà contatto con tutta la superficie delle dita, il palmo della mano e il pollice, cioè con tutta la mano in forma di guscio strettamente aderente al membro su cui si agisce.

Nell'altro caso, in cui sarà necessario operare con altrettanta dolcezza e precisione, lo sfregamento sarà soprattutto digitale.

Sarà esercitata con la superficie quasi totale delle due ultime falangi dell'indice, del medio e dell'anulare e dell'ultima del mignolo e del pollice.

Sugli arti è più agevole applicare le due mani. Possono agire successivamente seguendo la pressione l'una dell'altra, o l'una mantiene il contatto mentre l'altra lavora e poi riprende lo stesso lavoro dopo di essa.

Ma è di uso più frequente l'azione simultanea delle mani, piuttosto che la successiva.

Ogni volta che la zona appare troppo estesa perché una mano a braccialetto possa circondarla interamente, l'anello deve essere completato dall'altra mano.

Il braccialetto così formato dalle due mani poste coi pollici a contatto può abbracciare la circonferenza di una coscia e permettere di esercitarvi un massaggio con pressione, che interessa al tempo stesso gli adduttori, i bicipiti, il vasto esterno, e il retto anteriore, il cui bordo esterno è percorso dai pollici del massaggiatore.

Lo sfregamento simultaneo delle due mani, disposte ad anello, può essere impiegato anche per segmenti di arto di volume muscolare ridotto. Nel caso dell'avambraccio, ad esempio, ogni mano del massaggiatore afferra le masse muscolari laterali dell'avambraccio, mentre le dita risalgono lungo la loggia posteriore.

Generalmente gli sfregamenti sono esercitati dalla periferia al centro nel senso della circolazione venosa che favoriscono meccanicamente. Ma spesso a causa di certi effetti che vogliamo ottenere, si avrà un vantaggio esercitando alcune manovre in senso centrifugo.

Se l'azione è svolta su un determinato muscolo, converrà seguire la direzione delle fibre muscolari.

Frizione

Si distingue dallo sfregamento, in quanto in quest'ultimo, la mano si sposta in rapporto al tegumento esterno, mentre nella frizione si applica su di esso, vi aderisce e non si sposta che nei limiti dove la lassità dell'ipoderma permette al tegumento di seguire il movimento.

Non è la mano del massaggiatore che friziona l'epidermide: sono gli strati profondi della pelle della persona massaggiata, solidali con la mano del massaggiatore che strisciano sui piani sottostanti.

Questa manovra implica l'impiego di una certa energia. Non deve essere applicata su persone provviste di vene o arteriole fragili. Rischierebbe di provocare rotture vascolari ed ecchimosi.

La frizione avrà luogo in senso longitudinale, se esercitata su un arto, in senso circolare se esercitata su una regione vasta come il dorso, il petto o arrotondata come il moncone della spalla.

Con la frizione possiamo dissociare le produzioni essudative e le fibrosità tessutali.

Ma non bisogna, col pretesto di raggiungere questo scopo, lacerare l'ipoderma e il tessuto cellulare degli strati profondi.

La frizione sarà dunque limitata in ampiezza e la sua intensità sarà proporzionata alle resistenze tissulari della persona.

Impastamento

L'impastamento è applicabile solo su regioni provviste di voluminose masse muscolari (braccia, cosce, natiche, gambe, nuca, parete addominale, ecc.).

Consiste nell'afferrare i tegumenti, i muscoli, e, a volte, gli organi sottostanti, nel sollevarli, poi nello spostarli trasversalmente compiendo l'inizio di un movimento di torsione.

Possiamo porre le due mani una di fronte all'altra, in opposizione nel loro bordo radiale, nella posizione di partenza di uno sfioramento. Ogni mano racchiude, fra il pollice e le altre quattro dita, le parti molli, le preme e le solleva poi, simultaneamente, senza abbandonare la presa, le due mani si dirigono in senso opposto, una dall'interno all'esterno, l'altra dall'esterno all'interno.

Anche in questo caso le parti spostate ritornano nella posizione normale semplicemente per la loro elasticità.

L'impastamento elimina, dagli interstizi muscolari e dal tessuto cellulare sottocutaneo, il liquido degli edemi e degli infiltrati. Quando è compiuto brutalmente, può, attraverso i tegumenti, schiacciare, dissociare e rompere le pareti fragili delle venuzze e delle arteriole; applicato con intelligenza e misura, può dissociare i tessuti e ammorbidire le aderenze stabilite tra i tessuti sani e le zone cicatriziali.

Si può praticare l'impastamento facendo agire ogni mano separatamente.

Queste stanno l'una vicina all'altra ma non compiono gli stessi movimenti. Lavorano, per così dire, separatamente. Le regioni impastate sono vicine ma, mentre ad esempio, la mano destra lavora sulla faccia posteriore della coscia, manipolando le inserzioni inferiori del vasto esterno, la mano sinistra lavora sul corpo muscolare del bicipite. E' una manovra, secondo noi, meno precisa, meno bene localizzata della precedente. Ma può esserci utile se abbiamo premura. Permette di massaggiare una superficie più estesa, in minor tempo.

Il ruolo meccanico dell'impastamento deve essere distinto dalla sua azione biologica.

Mentre il massaggio con pressione è leggermente tonico, in molti soggetti basta fare un impastamento rapido e generale per provocare una stanchezza generale, e quasi uno stato di choc. Sembra che a quest'ultima tecnica di massaggio corrisponda una rapida e importante liberazione di ormoni tissulari vagotonizzanti. La pressione arteriosa si abbassa in notevoli proporzioni; a una seduta di impastamento, può seguire uno stato di malessere con nausea e lipotimia.

Il soggetto così massaggiato può risentire un persistente indolenzimento doloroso con insonnia che durerà finche l'istamina liberata in eccesso non sarà distrutta dal fegato. Questo stato di choc sarà soprattutto frequente e prolungato in persone sofferenti di insufficienza epatica.

Di conseguenza, conviene considerare l'impastamento come una forma di massaggio da riservare ai soggetti provvisti di un fegato sano, capace di neutralizzare istantaneamente un eccesso di istamina liberata nel sangue con l'impastamento.

La Percussione

La percussione consiste nel martellare i tessuti con la mano, la cui posizione varia secondo i casi. Nel picchiettamento si succedono serie di colpettini dati con il palmo della mano. I colpi a fendente si praticano col taglio della mano, il cui bordo cubitale batte i tegumenti con un movimento analogo a quello di un grosso coltello con cui si vuole tritare la carne.

Le due mani lavorano alternativamente, una batte, l'altra si solleva.

In una classificazione dei movimenti di massaggio, si dà una certa importanza ai pugni. Ammettiamoli pure, ma a condizione che il pugno sia mollemente chiuso e che il colpo sia dato sia col bordo cubitale della mano e del mignolo, sia con la seconda falange delle dita che colpisce i tegumenti in modo blando.

Per agire sulle regioni particolarmente sensibili e riccamente innervate, preferiamo la percussione effettuata con il bordo cubitale delle ultime quattro dita di ogni mano, che battono successivamente e in scioltezza i tegumenti.

È il mignolo che li colpisce per primo. Le dita sono leggermente flesse. Tutto il movimento dipende dal polso: non deve irrigidirsi.

Le battute superficiali, date sulla pelle con la mano aperta, non sono gradevoli. La loro azione, poco penetrante in profondità e piuttosto mal delimitata, è generalmente senza effetti notevoli.

In certi casi, infine, la percussione potrà essere effettuata con i polpastrelli delle ultime quattro dita, flessi ad angolo retto una specie di tamburellamento sulla pelle, eseguito sulla regione da trattare. Questo procedimento è poco efficace.

La percussione a volte provoca vivissime reazioni. I muscoli rispondono alla sua azione contraendosi. In quanto agli organi profondi sono più o meno vivamente eccitati.

È questo il procedimento da usare di preferenza, quando si vuole agire su essi in profondità, senza deprimere la parete. È così che una percussione esercitata fra le scapole, dai due lati della colonna vertebrale, alla base del collo, influisce sui riflessi respiratori.

La percussione della regione precordiale stimola anche i riflessi cardiaci.

Tutte le manovre fondamentali varieranno per adattarsi al trattamento di ogni caso.

Ognuna di esse avrà effetti molto diversi secondo l'intensità con cui sarà eseguita.

Il debole, il medio, l'intenso, sono relativi e diversi per ogni individuo.

Come regola generale, più agiremo lentamente, e più le reazioni saranno stimolate, più agiremo energicamente, e più le reazioni saranno impedite.

L'estrema lentezza del massaggio è meno bene tollerata di una velocità media.

Le diverse manovre devono essere combinate, intercalate e ritmate in modo tale che una seduta di massaggio inizi e finisca sempre con movimenti dolci. È verso la metà che inseriremo le pressioni, gli impastamenti e le percussioni.

In genere, possiamo dire che più i tessuti saranno trattati, impastati, prosciugati dei loro liquidi interstiziali, più saranno grandi la stanchezza e lo choc derivati dalla liberazione in quantità eccessiva degli ormoni tissutali.

Al contrario, un massaggio effettuato con sfioramento, frizione e pressioni leggere, che si limiti a provocare reazioni locali degli apparati recettori della sensibilità e dei riflessi vasomotori, si trasformerà quasi sempre in uno stato di rilassamento generale, in una sensazione di riposo e di distensione nervosa.

Vibrazioni

La mano è posta a contatto della pelle e non la lascia mai. Questo contatto è mantenuto sia dalla mano intera, sia dai soli polpastrelli.

La vibrazione consiste in una serie di scuotimenti rapidi trasmessi ai tegumenti con una successione di pressioni e sollevamenti, purché il contatto della mano del massaggiatore con la pelle del massaggiato non s'interrompa mai.

La vibrazione si ottiene con abbozzi flessione e di estensione che si succedono con rapidità nei muscoli del braccio e dell'avambraccio e che vengono trasmessi con scioltezza dalle articolazioni del polso e delle dita.

Questo tipo di massaggio ha una notevole azione sedativa sulla ipereccitabità dei nervi sia motori che sensitivi. Se eseguito bene, a livello del cavo epigastrico, attenua momentaneamente i dolori profondi dati dalla dispepsia acida o dall'ulcera gastrica.

In caso di palpitazione, senza lesione organica sottostante può contribuire direttamente a regolare il ritmo del cuore.

Lo scoglio del massaggio vibratorio è la contrattura, la rigidità muscolare del massaggiatore. Così, sono stati costruiti dei vibratori, in grado di effettuare il massaggio vibratorio con la forza e la velocità volute e per il tempo necessario.

Mobilizzazione.

Effettuata l'azione del massaggio propriamente detto, bisogna mobilizzare le articolazioni e le regioni vicine alle zone massaggiate. Se il massaggio è praticato direttamente su un'articolazione lesa, cercheremo con la mobilizzazione di recuperare movimenti aboliti o limitati.

Oltre al fatto che non si debbono eseguire massaggi dolorosi, non si deve in alcun caso procedere a una mobilizzazione dolorosa. La pratica che consiste nel forzare le rigidità e le anchilosi è peggiore del male, nei suoi risultati finali.

Provoca dolori, anchilosi e rigidità più accentuate.

a) Mobilizzazione passiva

La mobilizzazione sarà dapprima passiva. La persona si abbandonerà al massaggiatore. Egli agirà su ogni articolazione nel senso comune e normale dei movimenti usuali, che saranno dapprima limitati, poco estesi; infatti non raggiungeranno mai subito la loro massima ampiezza possibile, ma solo poco per volta e con una progressione molto lenta.

I movimenti sono flessioni, estensioni, adduzioni e abduzioni, rotazioni interne ed esterne, circonduzioni.

La mobilizzazione passiva può imprimere a distanza e in profondità, spesso molto lontano, in regioni inaccessibili alla mano del massaggiatore, movimenti i cui effetti meccanici sono eccellenti. È così che la flessione e l'estensione di ogni segmento digitale fanno scivolare i tendini flessori ed estensori nelle loro guaine.

Si produce quindi un massaggio profondo dei piani su cui riposano i fasci tendinei del corpo e dell'avambraccio.

Anche la mobilizzazione passiva degli alluci, nella flebite, è quasi sempre seguita da una diminuzione dell'edema. Questo risultato deriva dall'influsso esercitato dalle manovre leggere e ben eseguite a livello degli alluci, nella regione plantare e nella regione del collo del piede, sulle ramificazioni nervose che passano vicino insieme con le guaine dei fasci tendinei flessori ed estensori, mobilizzati passivamente

Tutta la vasomotricità della gamba è influenzata da questa mobilizzazione infinitamente benigna.

b) Mobilizzazione attiva senza resistenza .

Ma la mobilizzazione passiva non è che il primo timido passo verso il ritorno all'integrità muscolare e articolare. Deve essere seguita dalla mobilizzazione attiva. Questa è capace di rendere alle masse muscolari atrofizzate la loro tonicità, i loro rilievi, la loro forza.

Il movimento da fare sarà mostrato dal massaggiatore e ripetuto dal paziente.

Pochi movimenti sono in genere necessari, ma è utile che siano fatti. Riconosceremo che lo sono quando il paziente li esegue senza stanchezza.

Tutti i muscoli di una regione devono essere fatti partecipare, i sinergici dapprima, gli antagonisti dopo. La rieducazione della contrazione volontaria di ogni gruppo muscolare deve essere sistematicamente avviata nella stessa seduta.

c) Mobilizzazione attiva con resistenza.

Quando la mobilizzazione attiva avrà procurato al paziente qualche risultato. per accrescerne l'importanza, ci ingegneremo, con l'aiuto di pesi a creare delle resistenze crescenti al compimento dei movimenti volontari.

Questa tecnica di mobilizzazione attiva delle leve ossee, con resistenza, fa aumentare rapidamente i rilievi muscolari, fa sparire le atrofie e restituisce alle forme il loro aspetto normale.

Così la mobilizzazione è considerata come complemento del massaggio propriamente detto.

In una medesima seduta, a volte avrà preminenza il massaggio, altre volte la mobilizzazione.

Ma l'intervento comprenderà quasi sempre questi due tempi a dosi più o meno diverse.

 

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